>Il parto: la donna, il suo corpo.

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Colgo il suggerimento mensile di genitoricrescono per affrontare un tema che mi  sta molto a cuore: il modo in cui il corpo della donna, da sempre oggetto di controllo e manipolazione da parte dell’universo maschile, sia ancor più manipolato e controllato nel momento in cui si accinge a contenere prima e a dare alla luce poi, una nuova vita.
Una nuova vita che si suppone anch’essa di pertinenza dell’universo maschile.
Perchè i figli sono delle madri finche si tratta di accudirli.
Quando poi crescono e diventano consumatori, diventano membri della società e la società, è cosa nota, appartiene agli uomini.
Quegli stessi uomini che utilizzano il corpo delle donne per gli scopi più disparati, per pubblicizzare qualunque cosa, per rafforzare qualunque idea, anche la più biecamente misogina… tanto si tratta comunque di un corpo muto.
La gravidanza è l’acmè di un’ipocrisia codificata e socialmente accettata da sempre.
E’ il momento nel quale la donna è glorificata, trasfigurata, elevata a divinità fertile e procreatrice.
Tutti amano il corpo dolcemente appesantito di una gravida, tutti osannano la dolcezza pervasiva del suo sguardo, le caviglie gonfie, le borse sotto gli occhi, le varici e le emorroidi.
Una donna incinta è  sublime e magnifica sempre e comunque.
Lo stereotipo dominante per antonomasia.
E una donna che partorisce (con dolore), che sfodera tutto il suo coraggio, il suo eroismo, la sua abnegazione, per mettere al mondo la propria creatura… qui si rasenta l’idolatria.
Una donna incinta è qualcosa di talmente importante che un’enorme fetta di mercato ruota attorno al suo corpo e ai desideri della sua mente obnubilata dagli ormoni.
Mai nella mia vita, come quando ero in attesa dei miei figli, sono stata fatta oggetto di tanta attenzione: mail, posta ordinaria, sconti, bigliettini d’auguri…
Non c’era azienda produttrice di prodotti per mamma e bambino che non mi contattasse.
Ma allora, se la donna assurge a questo status semidivino in occasione di gravidanze e parti, perchè tutto ciò che riguarda questi due eventi prescinde totalmente dal suo controllo?
Chi decide come deve vivere una donna incinta?
Cosa deve mangiare, quanto deve dormire, come deve vestirsi, che musica deve ascoltare, quali e quanti articoli irrinunciabili deve acquistare, a quali visite mediche deve sottoporsi, quanti prelievi, quante ecografie, quante misurazioni…
E chi decide come e dove una donna deve partorire?
Ginecologi, ostetriche, consulenti vari ed eventuali, esperti di marketing, commesse della Prenatal, filosofi e pensatori d’ogni risma.
E per finire, il direttore sanitario della struttura presso la quale la donna decide di farsi seguire.
Perchè è lui che stabilisce il budget di quella struttura e decide se investire o meno in sale parto attrezzate per garantire alle donne un travaglio sereno e garbatamente assistito, o una nursery che pratichi il rooming-in, o degli anestesisti capaci e convinti che l’epidurale sia un diritto.
Ma la donna, in tutto questo, dov’è?
C’è il suo corpo lì, al centro di attenzioni sovradimensionate e volte al consumo, ma lei, i suoi bisogni, i suoi desideri, il suo sacrosanto diritto di scegliere cosa sia meglio per sè e per suo figlio… dove sono?
Il mio primo parto è stato un disastro e ha determinato delle conseguenze forse irreversibili sul bambino che è nato.
Niente epidurale, perchè, così mi fu detto, avrebbe comportato un aumentato rischio di distocia e di utilizzo della ventosa.
Niente cesareo d’urgenza, perchè il parto naturale è meglio, sempre e comunque.
Niente neonatologi in sala parto, perchè devono assistere solo ai cesarei, vengono chiamati per i parti spontanei solo se si presentano dei problemi.
E arrivano con quindici minuti di ritardo.
Scegli una struttura perchè è nuova, all’avanguardia, con ostetriche preparate, parto attivo, poca inclinazione ai cesarei d’ufficio, buona predisposizione al rooming-in… 
E ti ritrovi sprofondata nell’eccesso opposto: fai tutto da sola, nel bene e nel male, modello Madonnina nella stalla, col bue per ginecologo e l’asinello per ostetrico.
E neanche un papà  altolocato a vegliare sui primi vagiti di tuo figlio.
Perchè i primi vagiti arrivano dopo un tempo infinito: il tempo della rianimazione.
Ora, io non dico che la mia storia sia la regola, però ne ho lette tante di storie simili.
Storie in cui tutti hanno detto la loro e l’unica a non aver avuto voce in capitolo è stata proprio la diretta interessata.
Fino a quando permetteremo che la gravidanza e il parto siano i momenti più importanti della nostra vita, solo se lasciamo che a gestirli siano altre persone?
Siamo benedette, sacre e intoccabili… ma dobbiamo tacere.
Il nostro corpo, anche quando dovrebbe essere al centro della scena, non è mai solo nostro.
Basta.




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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
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Una risposta a >Il parto: la donna, il suo corpo.

  1. Anonymous ha detto:

    >Eccomi! Aggiungici la mia esperienza a quelle non ascoltate, per giunta durante il secondo parto: che dite, un'esperinza precedente c'era e neanche tanto lontana (meno di 2 anni). Per fortuna è andato tutto bene. Ma il terrore che così non fosse, complice la mia preparazione professionale in materia, c'è stato eccome. E pensare che sarebbe bastata l'ossitocina per fare tutto in un tempo normale…Elena

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