Uno.

Ok, solo tre giorni di ritardo, praticamente un record, con i miei tempi da bradipo.

Così, tanto per dire che Fragola ha tagliato il traguardo del suo primo anno.

Un anno della mia Fragola!!!!!

Ovviamente, la cosa non è stata senza conseguenze sul già delicato equillibrio psichico della sottoscritta.

No, no, niente a che vedere con l’ineluttabilità del tempo che passa, con i figli che crescono e le mamme che imbiancano. No, niente del genere.

Solo che all’improvviso, mi sono trovata a pensare a mia madre.

E a mia nonna.

E a me, insieme alla mia Fragola.

E a questo strano senso di continuità, di generazioni di donne della mia famiglia che si perpatuano negli anni.

Indomite.

E ho pensato a come siamo, a come siamo state, a come saremo.

A come sarà lei.

Che è Fragola e basta, non la semplice sommatoria di tutte le eredità.

E che però, inevitabilmente, si porta dentro un pezzo di tutte noi.

Di lei, soprattutto, di mia nonna, di quella nonna della quale porta il nome e non solo.

Perchè è bianca candida come lei, perchè ha uno sguardo che a tratti è proprio il suo, perchè è nata nel suo stesso mese.

Perchè io la guardo e mi accorgo che quella donna straordinaria ha bypassato allegramente un paio di generazioni, per rifarsi viva, con i suoi geni, proprio in Fragola, mia figlia.

Pensa che culo, i geni di mia nonna.

E questo mi commuove profondamente.

E mi solleva.

Perchè già che era comunque presente, spesso e volentieri nella mia vita, in forma di benevolo fantasma, di spirito familiare, sempre lì a vegliare sulle mie varie cazzate e a impedire che mi facessi troppo male, adesso almeno posso dire che sì, mia figlia me la ripropone, con un nome, uno sguardo, un colore, una sfumatura di pelle di rosa.

Detto questo, il compleanno di Fragola è stato uno sballo.

Con lei vestita da bambola, che gigioneggiava alla grande con tutti i parenti, mandando in brodo di giuggiole le zie del Nero, sorridendo maliarda al cugino-patrozzo, passando di braccia in braccia, tenera, coccolosa e… si, diciamola tutta, vagamente sorniona.

Ha scartato con la grazia di un’attrice consumata, la MyDoll che le hanno regalato mamma&papà e che lei stessa aveva scelto al negozio, puntando i suoi inequivocabili tre centimetri di dito indice(quella e solo quella tra una trentina di bambole tutte diverse) e se l’è stropicciata per tutta la sera; ha battuto le manine dopo l’immancabile coretto di “tanti auguri a te” , s’è sbafata la torta gelato gianduia e cannella che la mamma aveva fatto preparare pensando ad un pubblico adulto, e ha ricambiato con entusiasmo i tanti baci che le sono piovuti addosso.

Si, perchè ultimamente Fragola fa questo, di nuovo: dà i bacini.

Non cammina, non parla, a stento gattona, preferendo strisciare come un marines… ma dà i bacini.

E ti guarda con questa faccetta sorridente, un accenno di sorriso, non di più, uno sguardo che ti rovina, la testolina reclinata,l’occhietto ammiccante.

Stronzetta che è, ha capito tutto lei.

Lei.

La mia Fragola.

Mia.

Almeno per un poco ancora.

Poi, mi toccherà farmi da parte.

Ma per ora, è ancora mia.


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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
Questa voce è stata pubblicata in Famiglia, Feste, Fragola. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Uno.

  1. angela ha detto:

    bellissima! un bacione grande grande grande…

  2. Daria ha detto:

    Auguri Fragolina!

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