Principio sì giolivo ben conduce…

Sono giorni che io e il Nero combattiamo contro giornate troppo corte e stanchezze mortali.

Centinaia di cose da fare e zero voglia di farle.

Finalmente ieri sera, verso le 20:30 sembrava spirare un gentile venticello di quiete.

Avevo preparato una deliziosa cenetta vegetariana, lavato e messo in pigiama i pargoli, apparecchiato per benino la tavola e mi apprestavo a cenare con famigliola riunita attorno al desco, quando, ovviamente, squilla il cellulare del Nero.

Che era reperibile (il Nero, non il cellulare).

Occhei.

Il tapino alza il sedere appena poggiato sulla sedia, posa la forchetta, senza avere nemmeno avuto il tempo di intingerla nelle melanzane al formaggio e, con atteggiamento affatto dissimile da quello di un George Clooney nei panni dell’indolente dottor Ross (giusto qualche chilo in più e qualche miliardo di dollari in meno), si avvia verso l’ospedale.

Grazie, mi ci voleva proprio il peritonitico del venerdì sera.

Perchè gestire i pargoli in fase di addormentamento non è esattamente una cosa semplice.

Soprattutto quando sono abituati ad avere spazi personali molto ben definiti.

Ergo: impossibile negare a Ciock la sua fiaba serale, impossibile negare a Fragola l’amata tetta.

Risultato: una volta era un letto, adesso è un campo di battaglia.

Perchè tanto è accomodante il primo, tanto è tirannica la seconda.

Mentre tentavo di leggere a mio figlio il suo eterno “Il lupo e i sette capretti” (sono sei mesi che glielo leggo ogni sera), con le vocine, guai a omettere le vocine, una Fragola inferocita metteva in atto tutte le strategie in suo possesso per rompere le balle.

Che nemmeno al reparto guastatori.

Ha finito per ballarmi sulla pancia.

Letteralmente, non come diciamo noi siculi “abballari supra a panza” per dire “stracanacchiari”, cioè “fari ‘na supicchiaria”… oh insommma, arrangiatevi, che il siciliano non si può tradurre!

No, lei mi ballava sulla pancia per davvero, comodamente issata a cavalcioni, lì dove una volta c’erano i miei addominali e dove adesso c’è… boh, una robetta molliccia e raggrinzita…

La panza insomma.

E da quella comoda posizione, su e giù a forza di culate.

Una delizia.

Poi è passata a mordere le ginocchia a suo fratello, che bontà sua, invece di pestarla, l’ha presa a ridere.

Poi ha preso di mira i miei occhiali.

Poi mi ha caricata a colpi di bambola (fortunatamente) di pezza.

Alla fine, mi sono arresa.

Dopo aver turbo-letto “il lupo e i sette capretti” con la voce rotta dalle culate in pancia, ho spento la luce, ho schiaffato la tetta in bocca a mia figlia e ho intimato ad entrambi di fare silenzio e dormire.

Miracolosamente, è andata.

Si sono addormentati.

Ma se mia figlia comincia a protestare per i suoi diritti in versione FIOM… c’è poco da stare allegri.

Mandarla a ripetizioni dalla Camusso?

O lasciare attecchire questo sano germe rivoluzionario?

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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
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2 risposte a Principio sì giolivo ben conduce…

  1. Daria ha detto:

    Questa storia l’ho vissuta! o meglio la vivo quasi tutte le volte che mio marito fa la notte! Un vero incubooooo! Per fortuna alla fine si crolla esausti…

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