Fine estate… forse

Tra due settimane Ciock comincerà la scuola: prima elementare, emozione pazzesca.

Tra solo pochi giorni si ricomincia il tran tran autunno-inverno, con le sue inevitabili collezioni di stres, stanchezza, miliardi di cose da fare, giornate che si accorciano, pomeriggi bui…

Al solo pensarci mi viene la paranoia.

Allora ieri la truppa di Mammafragolaecioccolato si è concessa un’ultima giornata di mare, senza il Nero, che ha già ricominciato a lavorare (da un mese!) e con Nonna al seguito, o meglio, al traino, nel senso che era lei che trascinava noi.

Si, perchè non è che abbia molta voglia di schiodarmi da casa,in questo periodo.

Mi è piombata addosso una malinconia insopportabile, mi sento stanca già appena sveglia, non ho la forza di far nulla.

Per foruna che la Nonna trova sempre le parole giuste per smuovermi dal mio torpore.

E così siamo usciti di buon mattino e abbiamo fatto una puntata in spiaggia.

Lido semideserto da lunedì mattina di fine agosto, temperatura sostenibile, con venticello e cielo leggermente velato (ho scoperto solo nel pomeriggio che non era foschia, ma l’ennesima prodezza dell’Etna che ha di nuovo ricoperto tutto di cenere: i balconi ringraziano) mare leggermente agitato con onda lunga stile spiaggia della California.

Un paradiso.

Mi sono riconciliata con questa fine estate che mi stava decisamente fiaccando, con temperature caraibiche e umidità amazzonica.

Sono rimasta incantata a guardare Ciock che sfidava i marosi, tuffandosi di testa tra le onde, saltellando sulla sabbia, compiendo acrobazie da infarto coronarico secco.

Il tutto mentre giocavo con Fragola sulla battigia, cercando di evitare che mangiasse tutta,ma proprio tutta la sabbia della Plaja.

La piccola ha scoperto le conchiglie e non smetteva più di manipolarle, assaggiarle, impilarle, mentre suo fratello, spinto da un raro impulso galante, gliene raccoglieva a tonnellate.

Ma essendo figlia mia, dopo un po’ anche lei s’è stufata di giocare e ha cominciato ad indicare insistentemente l’acqua.

Non ha paura di niente questa bambina.

L’ho presa in braccio e via, anche lei tra i flutti e la schiuma.

Si è divertita un mondo, nonostante i litri di acqua salata ingeriti!

Da brave adulte responsabili, mamma e Nonna hanno raccolto i  pargoli prima che facesse troppo caldo, li hanno docciati, li hanno seduti al bar davanti ad una bella granita di mandorla (deformazioni obbligatorie da siculi incalliti) e li hanno riportati a casa.

Una normale, serena mattinata di fine estate.

Perchè così importante per me, allora?

Perchè a volte mi sembra che il privilegio di una vita normale mi sia precluso, perchè penso che la mia esistenza sia tutta in salita e che non ci siano margini di evasione.

E invece non è vero.

Nonostante la stanchezza, che a volte è insopportabile.

Nonostante i momenti di smarrimento, di impotenza, di sconforto.

Nonostante l’enorme senso di solitudine che a volte mi attanaglia.

Non è vero.

Perchè la mia vita, seppur difficile, è piena di affetti.

Perchè i miei figli la riempiono a dismisura.

Perchè vivo in una terra maledetta e insanguinata, ma di una bellezza puttanesca, che a tratti mi regala istanti di magia e di abbandono.

Perchè ho imparato a gioire immensamente delle piccole cose, degli attimi di pace, delle inquadrature impreviste che fissano scorci di anima inaspettati, dei pensieri che vorticano, si accavallano, si ingarbugliano, fanno a botte, e poi, all’improvviso, si fermano, si dipanano e diventano limpidi.

Ho imparato a a respirare il mare con i pori della pelle, prima che con il naso, ad ascoltare le parole di mio figlio con intuito animalesco, più che con le orecchie, a sentire la musica con la pancia e il profumo della menta con la punta delle dita.

Imparo giorno dopo giorno ad estrarre energia dal dolore, a distillare i miei sogni e i miei momenti di sgomento, per trarne una forza sconosciuta.

A volte, basta poco.

Una giornata di mare di fine estate, per esempio.

 

 

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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
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