Play through it

Ehi tu, dico a te!
Si si, proprio a te, con i capelli da Beatles e l’occhio da pazzo.
A te che sembri uscito da una vacanza ai Caraibi pure a Febbraio, che se ti beccano quelli dell’immigrazione ti chiedono il permesso di soggiorno.
Dico proprio a te, che quando sei nato avevi due teste.
A te che ti attaccavi alla tetta come se il mondo dovesse finire in quell’istante.
Dico a te, che quando hai cominciato a camminare, tua sorella ti chiamava il nano da giardino.
E aveva ragione.
A te che a diciotto mesi suonavi a orecchio la marcia di Topolino, versione Apocalypse Now.
A te che ti tuffi di testa nelle onde e vai sott’acqua con gli occhi aperti.
A te che quando ti arrabbi dici “grrrrr”.
A te che ci stressi tutti con la tua pedanteria musicale e il tuo orecchio assoluto.
Dico a te, che mi dici “Sei bellissima” e mi baci le mani quando camminiamo per strada.
A te che inventi delle storie surreali, come quella del ragnetto Daniele e della principessa col mal di testa.
A te che tua sorella la puoi menare solo tu.
A te che conosci tutti i gruppi rock dal 1965 ad oggi e che quando ascoltiamo Angie mi dici “questi sono i Rolling Stones giovani”.
A te che gli Skunk Anansie ti fanno schifo perché sono “troppo sdolcinati”.
Dico a te, che non vuoi il gelato alla nutella ma solo dark chocolate.
A te, che prosciutto, pomodoro e mozzarella devono stare ben separati, ognuno nel loro settore del piatto.
A te che mi hai confessato di voler più bene a Fragola che a me.
A te che giochi col tuo papà alla macchina dell’impasto da quando avevi due anni e ancora non ti sei stufato.
A te, che risolvi i puzzle da 250 pezzi in mezz’ora.
Dico a te, che quando le cose non ti vanno per il verso del pelo, pianti delle bizze da chiamare i carabinieri.
Si, dico proprio a te, piccolo mio combattente, cavaliere dall’armatura lucente che inciampi nelle parole e costruisci frasi sconclusionate che a volte sono pura poesia.
A te, bambino straordinario e ammaccato, che sai cantare le linee di basso di qualunque canzone, ma ti incasini quando mi devi chiedere di sbucciarti la frutta.
Domani è il tuo primi giorno di scuola.
Domani comincia la prima elementare. Vorrei dirti tante cose che non so da dove cominciare, vorrei metterti in guardia su tutto, proteggerti da tutto e da tutti, spiegarti che alcuni tuoi comportamenti a volte sono decisamente sopra le righe e che in molti non li accetteranno.
Vorrei che stanotte ti trasformassi con il tuo Omnitrix nel più ordinario dei bambini.
Vorrei essere una mamma tra le mamme domani, con le preoccupazioni di tutte le mamme e la sufficienza con cui guarderanno la tua povera maestra.
Vorrei non dover incontrare l’insegnante di sostegno per spiegarle come rapportarsi a te, come parlarti, come prenderti.
Vorrei non dover dare tante spiegazioni.
Ma poi mi dico che tu sarai in grado di stare in mezzo agli altri bambini, che la maestra si sostegno è lì per te, per seguirti da vicino, per scoprire e far scoprire agli altri quanto sei eccezionale e al tempo stesso uguale a loro.
Mi dico che la tua vita non scorrerà parallela alle vite dei tuoi compagni, ma le intersecherà e si avviterà con le loro.
E che tutti impareranno il tuo linguaggio perché troverai persone in grado di capire la musica del tuo cuore.
Ti auguro, mio piccolo soldatino di cioccolato, di suonare sempre nella big band del mondo, a volte da solista a volte da accompagnatore, a volte da direttore d’orchestra.
Ti auguro di saper ascoltare la musica degli altri e di far apprezzare la tua.
So che puoi farcela.
So che ce la farai.
La tua mamma è qui, basso continuo della tua vita.
Play through it.
Sempre.

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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
Questa voce è stata pubblicata in Autismo, Bambini, Cioccolato, Iperattività, Mamme, scuola. Contrassegna il permalink.

8 risposte a Play through it

  1. il comandante ha detto:

    Hei piccolo, la mamma ha detto tutto, e come al solito ha trovato le parole giuste per farlo, aggiungo solo: ” in culo alla balena ” amore mio.

  2. erika ha detto:

    Mi hai fatto piangere… Cavoli, sono al lavoro in un fiume di lacrime!!

  3. Francesca ha detto:

    Ehi bellezza
    io sono una dalle lacrime facili e vabbè ma tu cazzo ti ci impegni proprio a farmele uscire.
    Se fai così ti ssssscancello dai preferiti ………… uffa
    Non posso commentare……
    Poesie del genere non possono essere rovinate da parole estranee
    Cose così te le leggi
    e te le gusti
    te le tieni strette nel cuore perchè ti insegnano tanto

    Grazie

  4. daniela ha detto:

    ciao!sono daniela e sono una maestra di sostegno e una mamma….quello che tu scrivi mi piace tantissimo….seguirò sicuramente il tuo blog!un abbraccio virtuale

    • Melia ha detto:

      Ciao Daniela! Grazie!
      Il tuo è un lavoro meraviglioso e importantissimo, ed è atroce che non sia considerato mai abbastanza!
      Spero che tu lo faccia sempre con passione!
      Voi siete la speranza e il sostegno, oltre che dei nostri bimbi, anche di noi genitori!

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