Donne, madri, sorelle

Ci sono delle cose che io proprio non riesco a vedere,è un problema mio, fragilità mie, evidentemente, ma che ci posso fare? Non le posso proprio vedere.
Oggi sono stata al mercato a fare la spesa, con Fragola in fascia lunga, legata sulla schiena.
Piovigginava un po’, per cui avevo l’ombrello appoggiato sulla spalla in modo che proteggesse me e lei.
La Pescheria è la quintessenza del casino puttano alle dieci del mattino, anche in una giornata di pioggia.
Mentre facevo la fila alla bancarella della frutta secca, mi si avvicina una mamma africana con pupetto nel pagne e i due piccoli cominciano a lanciarsi sguardi, sorrisi, gridolini e gesti con le manine. Una cosa da morire!!!
La mamma ed io ci sorridiamo e continuiamo a fare la fila.
Dopo poco arriva una signora con due bambini, una di circa tre anni, tenuta saldamente per mano ( e al mercato è il minimo perché se li molli un secondo non li trovi più) e uno di circa due anni nel passeggino (la cui ruota finisce graziosamente sul mio piede, ma transeat).
Visto che pioveva, il passeggino era bardato con una cerata trasparente che copriva completamente il bambino, che tra l’altro, aveva addosso un giubbottino impermeabile chiuso fin sotto il mento.
Il fatto che piovesse non significa che ci fosse freddo, anzi.
La cosa andava per le lunghe e il piccolo nel passeggino effetto serra comincia a smaniare.
Cerca di liberarsi delle cinghie, si dimena, prova a staccare la cerata, chiama la mamma, che lo ignora totalmente, e alla fine inizia a piangere. La sorellina più grande si avvicina e cerca di consolarlo, ma per far ciò deve mollare la mano della madre che la strattona e la rimbrotta pesantemente.
La manovra della bambina ha però fatto si che la mamma si accorga del disagio del fratellino che adesso piange decisamente più forte.
Contrariata, la madre comincia a scuotere il passeggino e si guarda attorno, come a controllare che le altre persone non stiano guardando: il pianto sempre più disperato del piccolo la sta mettendo a disagio e si vede.
Continua ad agitare il passeggino e nel frattempo a strattonare la maggiore che vuole avvicinarsi al fratellino.
Nel giro di due secondi stanno piangendo tutti e due.
La signora africana allora fa una carezza alla bimba e dice con voce dolcissima alla mamma “Forse il piccolo è troppo caldo”. Ok, la sintassi era scorretta, ma si capiva perfettamente cosa stesse dicendo.
La mamma dei due bambini le dice sgarbatamente, dandole del tu “cosa hai detto? Non ti capisco!”
E lei di nuovo “il bambino” e indica il piccolo, sventolandosi poi con la mano “caldo”.
A questo punto la mamma indigena diventa paonazza e sbotta “ma che vuoi saperne tu?! Piove, che gli devo fare pigliare acqua come voi negri?!”
Poi vede me e distoglie lo sguardo.
Nel frattempo la bambina più grande non sta più piangendo, ma chiede alla
madre di poter prendere una nocciola dal banchetto.
Lei dice di no, la piccola ricomincia a piangere ed ecco che parte lo schiaffone, ma forte, in piena faccia.
Il piccolo nel passeggino ormai è esagitato, la mamma in piena crisi isterica.
Gira i tacchi e se ne va strillando contro entrambi i figli, senza aver fatti i suoi acquisti.
Finalmente è il mio turno, ordino ciò che mi serve e guardo di sottecchi la mamma africana.
Mi sto vergognando profondamente.
Per essere stata in silenzio, per non aver difeso il bambino nel passeggino e la sua empatica sorellina,per non aver difeso lei dalle offese razziste di quella donna, per non aver messo da parte la mia timidezza.
La mamma africana mi sorride sconsolata, i nostri figli si fanno ciao ciao con la manina da dietro le nostre spalle. Quella teppista di Fragola cerca di afferrare il vestito colorato della signora.
Starò di merda per tutto il giorno pensando a quei bambini, all’inascoltato disagio del più piccolo, alla tenerezza ignorata della maggiore, all’enorme difficoltà della loro mamma che non è stata in grado di comprenderli e che si è sentita aggredita da chi voleva aiutarla e non ha saputo fare diversamente che aggredire a sua volta.
Alla sua espressione furente e sconfitta mentre si allontanava, inveendo contro i bambini, probabilmente gli unici più deboli di lei in un sistema che la vede ultimo anello della catena familiare.
E all’espressione della mamma africana, rassegnata ad essere respinta e offesa in una terra che non è la sua.
Che tristezza, che pena l’impossibile comunicazione tra donne tutte nella stessa condizione di madri…
Quand’è che impareremo ad essere tutte solidali tra noi in quanto donne, a prescindere dal colore della pelle, dalla cultura, dal modo di crescere i nostri figli, dagli stereotipi che ci sono stati appioppati quando eravamo ancora nella pancia della nostra mamma?

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Informazioni su Melia

Mi chiamo Valentina, Melia è il diminuitivo di Melissa, il nome della mia gatta nera. Sono una che scrive, da sempre, e che lotta, da sempre. E che cresce con i propri figli. Da sei anni.
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9 risposte a Donne, madri, sorelle

  1. Plotina ha detto:

    mi fa pena solo quella donna stressata e ignorante e razzista, la donna africana mi fa sorridere perché la vede lunga. si diventa forti davanti a certe situazioni e lei sicuramente lo è.

  2. laveraarte ha detto:

    Stiamo già imparando Melia, noi -io tu ed altre- lo stiamo già facendo. Siamo madri e vediamo con gli occhi dei nostri figli. Siamo figlie e vediamo con i nostri occhi bambini. E’ quella capacità di guardare così in profondità nelle cose che fa la differenza. Tu ce l’hai e la restituisci ai tuoi figli. Cosa potresti fare di più?

    • Melia ha detto:

      Non so… Forse essere più partecipe, avrei potuto parlare a quella donna… Poi mi dico sempre che non devo essere invadente. Ma stare nel proprio guscio non serve. Si, stiamo imparando è vero, ma vedi, queste cose mia madre le pensava trent’anni fa e me le ha trasmesse… Ma da allora le cose non sono migliorate, anzi, le donne si fanno sempre più la guerra, c’è una competizione bestiale. Hai visto quanta acredine è scaturita nei giorni scorsi sui temi alto/basso contatto, come tante donne si sono scannate a vicenda?
      A me fa tristezza…

  3. Mia ha detto:

    Che pena….davvero….
    Anche io a volte vedo scene che danno molto da pensare e non so come comportarmi.
    E a volte si, mi succede di assistere a scene imbarazzanti fatte dai nostri connazionali verso stranieri di colore o meno.

    • Melia ha detto:

      Tu,è già tanto se non prendono te per straniera, con l’aspetto che hai!!!
      Scherzi a parte, è come se si cercasse sempre qualcuno da maltrattare: i bambini, lo straniero, il diverso…

  4. Daria ha detto:

    Come ti capisco! Anch’io resto malissimo quando vedo scene simili che mi fanno sempre riflettere molto e anch’io non ho il coraggio di fare nulla… quanta forza nella donna africana nel riuscire a dire senza problemi le cose come stanno… a dare quella carezza consolatrice alla bimba più grande! Una cosa che mi turba molto è quando alcune cose accadono sotto gli occhi di Alice (3 anni) che si fa interprete del bambino e mi chiede delucidazioni sul comportamento dei genitori. Sono d’accordo con Glores… fa molta tristezza vedere e sentire come le donne piuttosto che aiutarsi a vicenda si facciano la guerra, come i diversi stili genitoriali vengano attaccati e come sia scarsa l’empatia fra persone nella stessa situazione.

  5. Erika ha detto:

    Guarda, secondo me ad un certo punto non è questione di donne e uomini, ma di ignoranza punto e basta. In questo caso specifico la cafona di turno è una donna con bambini al seguito che si rapporta con un’altra donna di etnia diversa. Se quella donna si fosse trovata da sola su un autobus, avrebbe sicuramente inveito contro l’africano di turno magari per il posto a sedere, l’odore, il biglietto non timbrato, la spinta non voluta, etc. Mi capita continuamente di farmi venire un travaso di bile sui mezzi pubblici sentendo gente con il cervello delle dimensioni di un procariota e ogni volta mi trovo a impartire lezioni di buona educazione ed etica. Sono davvero stufa! Probabilmente se avessi consigliato tu alla dolce signora di far respirare quella povera creatura imbustata, la sua reazione sarebbe stata diversa.

    • Melia ha detto:

      Lo so che è una questione di ignoranza, ma le donne sono le più colpite perchè all’ignoranza si somma la frustrazione: quella era una donna ignorante, certo, ma anche disperata secondo me.
      I suoi comportamenti erano una sequenza televisiva di stereotipi, dai gesti all’eloquio, al tono della voce.
      La televisione e i suoi messaggi deleteri, il suo contenuto in stereotipi di genere e aggressività onnipresente, condiziona tutti, ma colpisce più profondamente gli strati meno agiati della popolazione (che hanno un accesso più difficile ad altro tipo di cultura e informazione) e i soggetti più deboli, in quanto più legati ad un ambiente confinato: le donne e i bambini per l’appunto.

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